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La Pietra di Bismantova

A due passi da Castelnovo Monti, il baricentro della montagna reggiana, si trova questo incredibile scoglio di calcarenite (m 1047), che contrasta con i profili addolciti delle colline circostanti. La Pietra fu citata anche da Dante nella Divina Commedia, IV canto del Purgatorio. La zona fu abitata fin da età antichissime, come confermano i reperti archeologici della località di Campo Pianelli, esposti nei Musei civici di Reggio Emilia.

Sotto alla parete sud-est della Pietra si trova un eremo benedettino anteriore al XIV secolo, sviluppatosi attorno a una preesistente cappella. Da qui parte un facile itinerario escursionistico che conduce in cima alla rupe in 30 minuti circa. Dalla cima si gode una vista straordinaria, a 360° sull’intero Appennino reggiano, e parte del modenese e del parmense. Un tracciato ben segnalato compie l’intero periplo della Pietra, mentre sulle pareti strapiombanti vi è una delle palestra di roccia per l’arrampicata libera tra le più importanti del nord Italia. Non manca l’interesse per le evoluzioni dei free climbers impegnati in ogni stagione dell’anno in difficili vie di roccia sulle levigate pareti a strapiombo. Per la discesa si può scegliere in alternativa il versante nord-ovest, tagliato dall’unica antichissima strada che con due tornanti scavati nella roccia riporta ai piedi della rupe. In questo tratto l’itinerario coincide con il “Sentiero Spallanzani”, il trekking di lunga percorrenza a tappe che collega Ventoso di Scandiano con San Pellegrino in Alpe, in Garfagnana.
Quando il pellegrino risaliva la “fiera sponda” del “selvoso Appenin”, per dirla col le parole del reggiano Ludovico Ariosto, e si affacciava sugli alti valichi di Pradarena o dell’Ospedalaccio, scorgeva inconfondibile la sagoma di Bismantova. Per secoli infatti, questo scoglio di roccia dagli spigoli vivi, conficcato al centro dell’Appennino reggiano, ha svolto la funzione di segnavia naturale, una vera “stella cometa” di arenaria che indirizzava correttamente il difficile cammino di prelati, uomini d’arme, pastori, mercanti e teste coronate.

Le principali direttrici storiche del Reggiano, quella Verabolense del Secchia e quella Matildica da Canossa, erano infatti entrambe convergenti verso l’inconfondibile Pietra. Oggi facili itinerari escursionistici di grande interesse naturalistico e paesaggistico, conducono alla scoperta dei dintorni, fino al greto del fiume Secchia dove si trova un “Sentiero natura” dedicato ai Gessi Triassici.

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